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Resilienza è restare: Tahseen

Dal 24 al 30 settembre una delegazione di cooperatrici e cooperatori della Cisgiordania ha visitato le nostre cooperative.

Ne raccontiamo le storie solo ora , dopo che sono rientrati a casa sani e salvi.

La raccolta fondi per il Fondo Tahseen continua.

lunedì 12 ottobre 2026

Per una settimana abbiamo ospitato a Milano e in Lombardia le cooperatrici e i cooperatori palestinesi del progetto Tahseen, ma abbiamo voluto raccontare quei giorni solo ora, quando sappiamo che sono tornati a casa sani e salvi. Le loro parole, e le difficoltà che descrivono, ci ricordano che anche un viaggio di ritorno, per loro, non è mai scontato.

A Pasqua avevamo scelto di trasformare i nostri auguri in un gesto concreto, sostenendo insieme a VIS il Fondo Tahseen.

A settembre quel progetto ha preso volti, nomi e voci.

 

Il 28 settembre, nella nostra sede di via Barigozzi, le cooperatrici e i cooperatori hanno raccontato in un incontro pubblico la situazione in Cisgiordania e il lavoro delle loro cooperative. La parola che è tornata più spesso è stata resilienza.

«È stato un onore accogliere queste cooperatrici e questi cooperatori e accompagnare il loro percorso», ha detto il presidente di Confcooperative Milano e dei Navigli, Giovanni Carrara. «Ammiriamo profondamente il loro spirito: in condizioni che fatichiamo anche solo a immaginare, continuano a credere nella cooperazione come strumento di dignità, lavoro, comunità e speranza nel futuro.»

 

Una settimana tra le cooperative lombarde

Tahseen è un programma di rafforzamento delle capacità gestionali delle cooperative palestinesi, nel rispetto dei principi cooperativi e in un’ottica di sostenibilità. È finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e realizzato da VIS, Vento di Terra, Educaid e Università di Betlemme, con il sostegno dell'istituto di ricerca ARCO-PIN Coinvolge 50 cooperative della Cisgiordania, accompagnate in un percorso di formazione su gestione, marketing e pianificazione.

La visita di studio è stata il momento dello scambio diretto con il sistema cooperativo italiano.
In sette giorni la delegazione ha incontrato otto cooperative di tipologie diverse, oltre ad altre realtà del nostro sistema:

  • tre cooperative sociali: La Cordata, che gestisce la residenza Zumbini 6 dove la delegazione è stata ospitata; Cascina Biblioteca; Nazareth a Cremona, che si occupa di famiglie, minori e inserimento lavorativo;
  • due cooperative agricole: Agrivis a Milano e una cooperativa del territorio cremonese;
  • una cooperativa di consumo: La Lombarda, a Cernusco sul Naviglio;
  • una cooperativa di abitazione: Costantes, sempre a Cernusco;
  • una cooperativa di commercio equo e solidale: Giuste Terre, nella sua bottega di via Giambellino.

Il programma ha incluso anche l’incontro con i direttori di settore di Confcooperative, con CGM Finance, il sistema finanziario del Consorzio Gino Mattarelli, e con la Fondazione Peppino Vismara, per approfondire il ruolo delle fondazioni.

«Il sostegno economico è importante, ma lo è altrettanto la testimonianza: far conoscere e condividere queste esperienze», è stato ricordato in apertura dell’incontro.

 

Un movimento cooperativo che lavora «nonostante tutto»

A presentare il quadro generale è stato un rappresentante della Cooperative Work Agency, l’autorità pubblica palestinese che registra, regola e promuove le cooperative. «Lavoriamo insieme per costruire un’economia nonostante tutto», ha detto.

 

I dati aiutano a capire di che cosa parliamo. Nel 2023 le cooperative registrate nei Territori Palestinesi erano 780, ma solo 369 risultavano operative, meno di una su due. L’agricoltura è il primo settore (45%), seguita da abitazione (29%), servizi (15%), artigianato (8%) e consumo (3%). In Cisgiordania le donne sono circa il 23% dei soci, e poco più di una cooperativa su dieci è interamente femminile. È un movimento con radici antiche, che oggi cerca di rafforzarsi in condizioni molto difficili.

 

Le difficoltà nascono anzitutto dalla vita quotidiana. Cancelli e posti di blocco frammentano il territorio e rallentano gli spostamenti per lavoro, studio, cure e commercio. «Un viaggio di un’ora può diventare infinito», ha raccontato. Nel periodo del raccolto raggiungere i campi non è scontato, nemmeno per le cooperative.

 

Pesa anche il quadro economico.

Il Protocollo di Parigi del 1994 regola ancora oggi i rapporti economici tra Israele e Autorità Palestinese: confini, dogane e moneta restano sotto controllo israeliano, che riscuote dazi e IVA e poi trasferisce una parte del gettito all’Autorità Palestinese. Quando questi trasferimenti vengono trattenuti o ritardati, come accade da tempo, i dipendenti pubblici non ricevono lo stipendio pieno e i servizi si riducono. Con il crollo del turismo, la crisi economica diventa crisi sociale.

«Crediamo nel diritto di restare nella nostra terra, per questo continuiamo a lavorare in condizioni difficili», ha concluso, citando un verso di Mahmoud Darwish: «Noi amiamo la vita, se troviamo una via per viverla». Ha ricordato anche le cooperative di Gaza, dove oggi non è possibile entrare e dove tutto dovrà ripartire da zero.

 

Le storie: rocce spostate a mano, latte, madreperla

La presidente di una cooperativa di contadine racconta come tutto sia nato da un gruppo di donne che si sono unite per migliorare la vita delle loro famiglie. All’inizio si sono autotassate per affittare un terreno; poi sono arrivati i finanziamenti, l’agricoltura biologica, un sistema per ottimizzare l’uso dell’acqua. Oggi hanno un secondo terreno con una sorgente, una cisterna con cui distribuiscono acqua anche ad altri e un trattore elettrico che prestano agli agricoltori vicini. «Il corso ci ha insegnato a fare un piano strategico invece di andare avanti giorno per giorno», racconta. E della visita in Italia dice: «Abbiamo visto cooperative con più di cento anni di storia, nate anche loro dal lavoro manuale. Noi abbiamo cominciato in 15 contadine, spostando le rocce a mano. Se c’è la volontà, si può fare».

 

Un’ingegnera agraria guida una cooperativa agricola di grano e foraggio, in zone lontane dai villaggi e colpite dal cambiamento climatico, senza strade né servizi. I soci, 27, metà donne e metà uomini, sono contadini e piccoli allevatori, cresciuti di numero dopo la pandemia. La cooperativa è nata per spuntare prezzi migliori; oggi acquista il latte dagli allevatori, produce latticini e li porta ai mercati in borse termiche, perché le attese ai posti di blocco rischiano di rovinarli. Ha stretto accordi con veterinari per vaccinare gli animali e ora punta sulla lavorazione delle uova. «La sua forza è una pratica antica che in arabo si chiama al-ʿawna: in tanti aiutano uno, e tutto il villaggio si ritrova nello stesso campo.»

 

Un’altra cooperativa femminile è nata nel 2019 da un gruppo di donne in cerca di indipendenza economica. Dai dolci per matrimoni e scuole, un lavoro troppo stagionale, sono passate a formaggi freschi e yogurt. Oggi la cooperativa organizza attività culturali e per bambini, ha avviato 39 piani di inclusione anche con persone con disabilità e ha creato un fondo di donne che sostengono altre donne. In una zona conservatrice è diventata un punto di riferimento femminile. Per resistere alla crisi ha dovuto ridurre il personale da 15 a 3 persone, ma non si ferma. «L’ulivo è un simbolo di pace», ha detto la sua presidente. «Continuare significa far crescere radici per i giovani nella loro terra.»

 

Terrasanta Handcraft è una cooperativa artigiana di Betlemme che lavora madreperla e ceramica: 30 soci artigiani e altri 150 lavoratori. Il suo spazio raccoglie le produzioni di molti artigiani per creare un mercato comune. Il turismo si è fermato, prima con il Covid e poi con la guerra; la cooperativa sta cercando nuove strade nell’export.

 

Infine un rappresentante della General Union delle cooperative ha ricordato il ruolo della rappresentanza: dialogo con il Ministero del Lavoro, ricerca di fondi, advocacy e formazione. Un lavoro che noi conosciamo bene. Il suo messaggio finale è stato un grazie, e una richiesta chiara: servono risorse, per le cooperative e per chi le rappresenta.

 

La raccolta fondi continua

La visita è finita, il percorso no. Il Fondo Tahseen per l’innovazione e la crescita sostenibile delle cooperative palestinesi sostiene le 50 cooperative coinvolte con formazione, accompagnamento e una competizione che premia i progetti più solidi, con attenzione a occupazione inclusiva, empowerment femminile, inclusione delle persone con disabilità e innovazione. L’obiettivo è raccogliere 65.000 euro.

 

La donazione sarà veicolata attraverso il sito di VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, scegliendo fra i progetti  PALESTINA, TAHSEEN - FONDO PER L'INNOVAZIONE E LA CRESCITA SOSTENIBILE DELLE COOPERATIVE PALESTINESI
Sarà inoltre possibile procedere anche tramite bonifico o bollettino postale, specificando sempre nella causale: TAHSEEN 


Bonifico: Intesa Sanpaolo S.p.A. FONDAZIONE VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO - ETS
IBAN: IT 29 R 03069 09606 100000114824

Bollettino postale: Fondazione VIS - ETS, Conto Corrente Postale 88182001, IBAN IT16Z0760103200000088182001


Le cooperative associate che vogliono affiancare il percorso possono scrivere a comunicazione.milano-navigli@confcooperative.it.

 

Come ci hanno insegnato le cooperatrici e i cooperatori palestinesi: se c’è la volontà, si può fare.

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