Studi e ricerche

LA POVERTÀ ALIMENTARE IN ITALIA

Oltre 4 milioni di famiglie nel labirinto della povertà alimentare: quando il lavoro e lo stipendio non bastano più a garantire un piatto in tavola.

mercoledì 14 gennaio 2026

L'immagine dell'Italia come culla del buon cibo e della dieta mediterranea si scontra oggi con una realtà molto più amara, documentata nel rapporto "Atlante della Fame in Italia 2025" realizzato da Azione Contro la Fame in collaborazione con Percorsi di Secondo Welfare e l'Università degli Studi di Milano,. Non si tratta solo di fredde statistiche, ma di una fotografia inquietante che rivela come, nel 2024, ben 4,2 milioni di famiglie italiane abbiano manifestato almeno un segnale di deprivazione alimentare,. Dietro queste cifre si nascondono storie quotidiane di genitori che saltano i pasti per far mangiare i figli e di individui che non possono permettersi una dieta equilibrata,.

 

Un piatto vuoto per una famiglia su dieci

La povertà alimentare nel nostro Paese ha assunto dimensioni strutturali: circa 2,9 milioni di famiglie vivono in una condizione di deprivazione materiale, il che significa non potersi permettere un pasto proteico completo (carne, pesce o equivalente vegetariano) almeno ogni due giorni. Sebbene l'insicurezza alimentare grave sia diminuita nell'ultimo decennio, quella "moderata" è tornata a salire dal 2022, colpendo oggi quasi 6 milioni di persone, ovvero un italiano su dieci. Questo incremento è la diretta conseguenza dell'impennata dei prezzi dei beni alimentari, che tra il 2014 e il 2021 sono cresciuti sensibilmente, con picchi del 25,9% in Calabria e del 18,8% in Campania,.

 

L'identikit della vulnerabilità: non basta più avere un lavoro

Il rapporto evidenzia come il rischio di non avere cibo a sufficienza non colpisca tutti allo stesso modo. Le categorie più esposte sono le famiglie residenti nel Sud Italia, i nuclei numerosi con tre o più figli minori, i cittadini stranieri e le persone con un basso livello di istruzione,. Tuttavia, emerge un dato ancora più allarmante: il lavoro non è più un fattore di protezione assoluto

Si parla sempre più spesso di "working poor": famiglie in cui la persona di riferimento è un operaio o ha un contratto precario, ma il cui stipendio non è sufficiente a coprire le spese essenziali,. L’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie di operai è del 15,6%, alimentata da un blocco salariale trentennale e da un aumento del costo della vita che erode il potere d'acquisto.

 

Un sistema di aiuti frammentato e "emergenziale

L'analisi delle politiche attuali, come la Carta "Dedicata a Te o il Reddito Alimentare, rivela un approccio prevalentemente emergenziale e assistenziale. Queste misure, pur offrendo un sollievo immediato, mancano spesso di percorsi strutturati per l'autonomia socio-lavorativa. 

Anche l’intervento del Terzo Settore, seppur fondamentale e capillare, si concentra ancora molto sulla distribuzione di pacchi alimentari e mense, strumenti che talvolta faticano a garantire prodotti freschi o a rispettare la dignità e la libertà di scelta dei beneficiari. In questo contesto, progetti innovativi come Mai Più Fame a Milano e Napoli cercano di rompere il circolo della dipendenza, unendo il sostegno economico a percorsi di educazione alimentare e formazione professionale.

 

Le cinque proposte per cambiare rotta

Per superare la logica del sussidio una tantum, Azione Contro la Fame propone una strategia basata su **cinque pilastri fondamentali**,:

1.  Riconoscimento del diritto al cibo: Inserire questo diritto nella legislazione nazionale per passare da una logica caritatevole a una basata sui diritti umani.
2.  Coordinamento istituzionale: Istituire un Tavolo di lavoro permanente tra ministeri, enti locali e Terzo Settore per politiche integrate.
3.  Percorsi verso l’autonomia: Superare l'assistenzialismo con interventi che rafforzino la motivazione e le competenze delle persone.
4.  Lavoro dignitoso e conciliazione: Garantire salari adeguati e servizi come le mense scolastiche universali, essenziali per permettere alle madri di rientrare nel mercato del lavoro.
5.  Dati e monitoraggio: Pubblicare periodicamente informazioni aggiornate per valutare l'efficacia reale delle misure messe in campo.

In un Paese dove 766.000 individui vivono ancora in una condizione di insicurezza alimentare grave o moderata, la sfida non è solo riempire i piatti, ma restituire alle persone gli strumenti per farlo da sole, garantendo dignità e autonomia a lungo termine.

Documenti da scaricare

Resta informato