Le luci della sala si sono accese lo scorso 26 marzo, nella cornice del Cinema Al Corso di Abbiategrasso, ospitando l’atto conclusivo di un cammino culturale che ha progressivamente coinvolto la comunità. L’iniziativa, promossa con dedizione dall’Hospice di Abbiategrasso, ha chiuso il calendario del DAT Festival con una serata dal titolo emblematico: “Fine vita: quale diritto?”.
Al centro del palco è intervenuta Chiara Lalli, una voce autorevole che da anni esplora i territori della bioetica e del giornalismo con particolare lucidità, portando con sé l’esperienza maturata tra la ricerca scientifica per l’Associazione Luca Coscioni e il racconto sulle pagine dei principali quotidiani nazionali.
L’incontro non si è limitato ad affrontare temi normativi o giuridici, ma ha offerto al pubblico una riflessione capace di toccare le dimensioni più profonde dell’esistenza umana, guidata da una studiosa che ha insegnato Storia della medicina alla Sapienza di Roma. Il festival ha valorizzato un acronimo che si è configurato come un vero e proprio manifesto: DAT, non solo come Disposizioni Anticipate di Trattamento previste dalla legge 219 del 2017, ma anche come espressione dei valori di Dignità, Autodeterminazione e Tutela. Un approccio che ha contribuito a fare chiarezza su una materia ancora spesso percepita come complessa e non pienamente conosciuta.
Nel corso della serata, Chiara Lalli ha accompagnato il pubblico attraverso le articolazioni del diritto sanitario, interrogandosi sulla reale accessibilità della possibilità di scelta, anche alla luce delle barriere informative e organizzative ancora presenti. È emersa con forza l’idea che il malato debba restare il principale riferimento nella valutazione della propria sofferenza e della qualità della propria vita. In questo quadro, le cure palliative sono state raccontate non solo come risposta al dolore, ma come elemento centrale di un percorso capace di restituire dignità in ogni fase dell’esistenza.
L’iniziativa si è configurata come un’occasione significativa per affrontare i limiti e le criticità che ancora accompagnano l’utilizzo del testamento biologico, uno strumento di libertà che richiede maggiore diffusione e consapevolezza tra i cittadini. La partecipazione del pubblico ha confermato l’interesse e il bisogno di confronto su temi così delicati.
Attraverso il DAT Festival, l’Hospice di Abbiategrasso ha ribadito il proprio impegno non solo nell’ambito assistenziale, ma anche nella promozione di una cultura del fine vita fondata sul rispetto, sulla consapevolezza e sulla dignità della persona.