Storie di ordinaria cooperazione

DALLE FERITE DEL VIAGGIO ALLE CHIAVI DEL FUTURO

Nei beni confiscati a Milano l'housing sociale che rigenera vite.

mercoledì 7 ottobre 2026

C'è un filo invisibile che unisce le strade di Sousse e i cantieri dell'Algeria ai quartieri di Milano. È il filo della ricerca di dignità e autonomia, che per molti giovani adulti transitati attraverso complessi percorsi migratori trova un fondamentale punto d'approdo nei progetti di Housing sociale.

A Milano, due appartamenti di proprietà del Comune di Milano — sottratti alla criminalità organizzata e restituiti alla collettività per rispondere ai bisogni della cittadinanza — sono diventati il simbolo di questa rinascita. Gestiti da Cooperativa Ripari, questi spazi non offrono semplicemente un tetto, ma un percorso strutturato di accompagnamento verso l'indipendenza per giovani in uscita da percorsi di accoglienza o tutela.

Per comprendere l'impatto reale di questo servizio, occorre partire dalle storie e dai volti di chi questi appartamenti li abita quotidianamente.

 

Il sogno di Piazza Duomo: la determinazione di B.

La storia di B. inizia a Sousse, in Tunisia, all'interno di una famiglia di ceto medio: il padre autista di autobus per guide turistiche, la madre casalinga, tre sorelle, un fratello e i nonni con cui condividevano una villetta. Fin da piccolo, B. custodisce un desiderio preciso: vedere con i propri occhi Piazza Duomo a Milano. Nel 2017, quando alcuni amici partono per l'Italia, ha solo 11 anni; ma nel 2019, a 13 anni, decide di tentare il viaggio. Salpa su un'imbarcazione commerciale insieme ad altri 11 connazionali e raggiunge Lampedusa dopo una notte di traversata.

L'arrivo coincide con l'esplosione della pandemia da Covid-19 e con la complessità dei protocolli sanitari. Dopo la prima accoglienza e un periodo ospitato da una famiglia siriana a Lampedusa, B. viene trasferito al CPR di Crotone, dove trascorre tre mesi autunnali rinchiuso in una stanza condivisa, priva di letti, materassi o coperte. Riuscito a fuggire dalla struttura, raggiunge Milano ed entra nel circuito dei servizi sociali.

Segue una faticosa trafila tra diverse comunità: prima in Liguria, da cui si allontana a causa di episodi di bullismo e gelosie da parte dei compagni più grandi, poi in una struttura a Gratosoglio caratterizzata da gravi carenze igieniche, fino all'approdo definitivo presso i Martinit in via Poma. È qui che B. riscatta il proprio percorso: consegue la licenza media e completa un triennio di formazione professionale come perito meccanico presso i Salesiani di Milano.

Oggi, inserito nel servizio di Housing sociale di Cooperativa Ripari, B. lavora come meccanico e guarda al futuro con chiarezza di intenti: vuole prendere la patente, conseguire il diploma di maturità e, passo dopo passo, acquistare un'auto e una casa tutta sua.

 

Un'odissea lunga otto anni: il riscatto di A.

Diversa nelle tappe, ma analoga per forza di volontà, è l'odissea di A., nato 30 anni fa a Daloa, in Costa d'Avorio. Il suo viaggio prende il via nel 2008, a soli 15 anni: attraversa il Mali e la Mauritania per giungere in Marocco, dove rimane bloccato per quattro anni senza possibilità di lavorare. Durante un tentativo di varcare il confine con la Spagna viene respinto dalla polizia marocchina in uno scontro in cui perde i denti; per un periodo vive accampato in tenda nella foresta insieme ad altri 10.000 giovani migranti.

Costretto a retrocedere, lavora per tre anni nei cantieri in Algeria prima di tentare la rotta libica. In Libia finisce arrestato e trascorre una settimana in prigione, finché la famiglia non riesce a pagare un riscatto per la sua liberazione. Nel 2016 si imbarca a Tripoli con altre 130 persone e, dopo oltre una notte in mare, sbarca finalmente in Italia.

Dopo alcuni anni in un centro di accoglienza a Como e il successivo trasferimento a Rozzano, la svolta umana avviene grazie all'incontro con Giulia, un'insegnante di italiano per stranieri. Allo scadere del contratto di affitto di A., Giulia lo presenta a sua madre Silvia, che sceglie di ospitarlo a casa propria per tre anni. Tra A. e Silvia nasce un legame profondo e familiare che dura ancora oggi, fatto di telefonate quotidiane e visite reciproche.

Oggi A. lavora nella cucina di un ristorante e vive nell'housing sociale di Ripari. Ha una moglie e due figli che risiedono a Parigi e che va a trovare appena possibile; il suo obiettivo principale è ottenere la cittadinanza italiana per poter realizzare il ricongiungimento familiare.

 

Il lavoro della Cooperativa Ripari: un ponte verso l'autonomia

Le vicende di B. e A. mostrano come l'integrazione non si concluda con l'ottenimento di un documento o con la prima accoglienza, ma richieda uno stadio intermedio fondamentale: l'accompagnamento all'autonomia abitativa, lavorativa e sociale.

È in questa fase delicata che si inserisce l'operato degli operatori sociali di Cooperativa Ripari. All'interno dei due appartamenti confiscati alla criminalità organizzata, l'équipe educativa non si limita a offrire un alloggio temporaneo, ma affianca i giovani adulti attraverso progetti personalizzati che comprendono:

  • Autonomia economica e abitativa: supporto nella gestione del budget personale, nella tenuta del posto di lavoro e nella ricerca successiva di un alloggio sul mercato libero.
  • Accompagnamento burocratico e formativo: affiancamento nelle pratiche per la cittadinanza, il ricongiungimento familiare, il completamento degli studi o il conseguimento della patente.
  • Tessitura di relazioni umane: promozione dell'inserimento nel tessuto cittadino e di reti di supporto informali che rimangano stabili anche al termine del percorso.

La trasformazione di spazi un tempo legati all'illegalità in luoghi di riscatto sociale restituisce così un doppio valore alla città: la valorizzazione del patrimonio pubblico e la costruzione di un futuro solido per giovani pronti a dare il proprio contributo alla comunità.

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