Un modello d'impresa, non un settore
Le cooperative non coincidono con un singolo settore economico. Rappresentano un modello d’impresa fondato sulla mutualità, sulla partecipazione democratica e sul radicamento territoriale. In una realtà come quella di Milano e delle province di Monza Brianza, Lodi e Pavia, questo significa coniugare efficienza economica e responsabilità sociale, valorizzando imprese che reinvestono gli utili, coinvolgono i soci nelle decisioni e contribuiscono alla crescita equilibrata delle comunità locali.
Il Piano nazionale per l'economia sociale
In questo contesto assume particolare importanza il Piano nazionale per l’economia sociale, recentemente presentato dal Governo.
Pur non introducendo ancora misure immediatamente operative, il Piano rappresenta un passaggio significativo perché riconosce formalmente cooperative, imprese sociali, mutue, enti del Terzo Settore e fondazioni come componenti rilevanti del sistema economico nazionale. Per la prima volta viene proposta una visione unitaria di un ecosistema che genera occupazione, servizi, innovazione e coesione sociale.
Il valore di questo passaggio va oltre il contenuto delle singole misure. Il Piano afferma infatti un principio importante: l’economia sociale non è soltanto uno strumento di risposta ai bisogni sociali, ma una leva di sviluppo capace di contribuire alla competitività del Paese, alla sostenibilità delle comunità e alla crescita dei territori. È il riconoscimento di un modello economico che mette al centro la persona, il lavoro e il bene comune, senza rinunciare alla capacità di creare valore e generare impatto economico.
Il rilievo per il territorio milanese
Per un territorio come quello milanese, il tema assume un rilievo particolare.
Milano è uno dei principali motori economici italiani, ma è anche una realtà attraversata da sfide complesse: l’accesso all’abitare, la transizione demografica, l’inclusione lavorativa delle persone più fragili, la sostenibilità urbana e ambientale. In questi ambiti il movimento cooperativo ha storicamente svolto un ruolo fondamentale, contribuendo a costruire risposte innovative e capaci di coniugare sviluppo economico e utilità sociale.
In questo quadro, competitività e coesione non devono essere considerate dimensioni contrapposte. Al contrario, rappresentano elementi che possono rafforzarsi reciprocamente. Le imprese che investono nelle persone, che generano relazioni di fiducia e che mantengono sul territorio il valore prodotto contribuiscono infatti non solo alla crescita economica, ma anche alla qualità dello sviluppo.
Il radicamento territoriale
Un aspetto particolarmente importante richiamato dal Piano è proprio il radicamento territoriale. In un’economia caratterizzata da una crescente mobilità di capitali e centri decisionali, mantenere relazioni stabili con le comunità locali, valorizzare il lavoro qualificato e preservare la capacità di investimento nei territori rappresenta un fattore strategico. Per il movimento cooperativo questo principio non costituisce una novità, ma un tratto distintivo della propria identità e della propria funzione economica e sociale.
Le direttrici di sviluppo
Il Piano individua, inoltre, alcune direttrici di sviluppo particolarmente rilevanti per il futuro dell’economia sociale: il rafforzamento dell’accesso al credito, la valorizzazione delle specificità fiscali degli enti dell’economia sociale, lo sviluppo della finanza a impatto, la diffusione dell’amministrazione condivisa e del social procurement, il sostegno ai workers buyout e alle forme di imprenditorialità che generano benefici diffusi per le comunità. Si tratta di orientamenti che, se tradotti in strumenti concreti, potranno favorire nuovi investimenti, occupazione e innovazione sociale.
Per questo è fondamentale che il riconoscimento ottenuto a livello nazionale trovi una rapida attuazione anche sul piano locale. Servono politiche pubbliche coerenti, strumenti finanziari adeguati e un dialogo strutturato tra istituzioni, sistema economico e rappresentanze dell’economia sociale affinché le opportunità delineate dal Piano possano tradursi in risultati concreti per le imprese e per i territori.
Il commento del Presidente Giovanni Carrara
In questa prospettiva si inserisce il commento del Presidente di Confcooperative Milano e dei Navigli, Giovanni Carrara:
«Per un territorio come il nostro, che comprende le province di Milano, Monza Brianza, Lodi e Pavia, il Piano apre opportunità particolarmente rilevanti. Qui operano migliaia di organizzazioni dell’economia sociale che contribuiscono ogni giorno alla qualità dei servizi di welfare, all'inclusione lavorativa, all'abitare sociale, allo sviluppo delle comunità energetiche e alla rigenerazione urbana. Riconoscere questo patrimonio significa rafforzare la capacità competitiva e la coesione sociale dell'intero territorio.»
«Condividiamo la valutazione espressa dal Presidente Maurizio Gardini: siamo di fronte ad un primo passo significativo, ma il lavoro vero inizia adesso. La sfida sarà trasformare gli indirizzi strategici in misure concrete su fiscalità, accesso al credito, amministrazione condivisa, investimenti sociali e valorizzazione delle imprese cooperative.»
Un punto di partenza
Il Piano nazionale per l’economia sociale rappresenta dunque un importante punto di partenza.
La sua efficacia dipenderà dalla capacità delle istituzioni e delle rappresentanze del settore di trasformare gli indirizzi programmatici in politiche operative. Per le cooperative questo significa poter continuare ad offrire un contributo qualificato alla crescita economica, alla partecipazione dei cittadini e alla coesione delle comunità, confermandosi come uno degli attori più importanti per costruire uno sviluppo sostenibile e inclusivo.