In occasione del suo Centenario, l’Istat ha presentato il Rapporto Annuale 2026, offrendo Il documento evidenzia un’Italia impegnata in una complessa transizione ecologica e digitale, segnata però da una persistente debolezza demografica e da divari territoriali ancora marcati.
Il quadro macroeconomico e la finanza pubblica
Nel 2025 l’economia mondiale è cresciuta del 3,4%, trainata dagli Stati Uniti (+2,1%) e dalla Cina (+5,0%). In Europa, mentre la Spagna corre (+2,8%), la Germania ristagna (+0,2%). In questo contesto, l'Italia ha registrato una crescita contenuta, con un Pil reale che nel 2025 è risultato superiore ai livelli del 2007 di appena l'1,9%, una performance nettamente inferiore ai principali partner europei.
Sul fronte dei conti pubblici, si osserva un miglioramento: il rapporto deficit/Pil è sceso al 3,1% nel 2025 (dal 3,4% del 2024), grazie a entrate dinamiche e a un saldo primario positivo dello 0,8%. Tuttavia, il debito pubblico resta elevato al 137,1% del Pil, il secondo più alto nell'area euro dopo la Grecia.
Lavoro, salari e il nodo della "sovraistruzione"
Nonostante la crescita dell’occupazione (con un tasso arrivato al 62,5% nel 2025), il mercato del lavoro italiano presenta criticità qualitative. Un dato allarmante riguarda la sovraistruzione: una quota significativa di giovani laureati (25-34 anni) svolge professioni che richiedono qualifiche medie o basse, un fenomeno più accentuato rispetto alla media UE27.
Per quanto riguarda le retribuzioni, sebbene i rinnovi contrattuali del 2024-2025 abbiano favorito un parziale recupero del potere d'acquisto, le retribuzioni lorde reali restano in molti settori ancora inferiori ai livelli del 2019. Nel settore pubblico, ad esempio, i rinnovi hanno coperto solo circa la metà della crescita dei prezzi registrata nel triennio 2022-2024.
La sfida demografica e i divari territoriali
Al 1° gennaio 2026, la popolazione residente in Italia è scesa a 58,9 milioni. Il calo demografico non è però uniforme: il Mezzogiorno continua a perdere abitanti, mentre il Nord tiene grazie ai flussi migratori. L'invecchiamento è galoppante: la distanza tra la popolazione sopra i 65 anni e quella sotto i 14 anni continua ad ampliarsi drasticamente.
Permangono forti disuguaglianze nella salute: nelle Aree Interne e nel Mezzogiorno si registrano tassi di mortalità evitabile più alti e una maggiore "migrazione ospedaliera" verso le regioni del Nord, segno di una difficoltà persistente nell'accesso a servizi sanitari adeguati.
Innovazione, Digitale e Produttività
L'Italia scommette sulla conoscenza, ma il divario digitale resta ampio. Solo il 54,3% degli italiani possiede competenze digitali almeno di base (contro il 60,4% della media UE27) e l'uso dell'Intelligenza Artificiale nelle imprese si ferma al 19,9%, ben lontano dal 32,7% europeo.
Tuttavia, il Rapporto evidenzia una "scossa" di produttività per le aziende che investono: le imprese con un elevato dinamismo innovativo registrano una produttività superiore dell'85% rispetto a quelle meno dinamiche. Inoltre, l'Italia si conferma eccellente nella valorizzazione del design e dei marchi, con una crescita delle registrazioni del 138% tra il 2005 e il 2025.
Ambiente: segnali di disaccoppiamento
Sul fronte ambientale, nel 2024 le emissioni di gas serra delle attività produttive sono diminuite del 2,8% a fronte di una riduzione dei consumi energetici dello 0,5%. Questo segnale di "disaccoppiamento" tra crescita e pressione ambientale è incoraggiante, sebbene il territorio resti vulnerabile: la gestione del verde urbano e il rinnovo del parco auto verso tecnologie sostenibili procedono con velocità diverse tra Nord e Sud.