Nel 2025 l’Italia registra un moderato miglioramento nella capacità di produrre innovazione, ma il divario con l’Europa resta significativo. Secondo l’European Innovation Scoreboard (EIS) 2025, il Paese sale al 15° posto nella classifica complessiva, due posizioni in più rispetto al 2024, con un punteggio di 104,7. Un risultato che consente all’Italia di rimanere nel gruppo degli “innovatori moderati”, ma che non basta a colmare la distanza dalla media UE27, attestata a 112,6.
Dietro il progresso complessivo si nascondono però fragilità strutturali, in particolare sul versante degli input all’innovazione. La spesa in Ricerca e Sviluppo finanziata dal settore pubblico arretra ulteriormente, collocando l’Italia al 21° posto in Europa con uno score di 67,8, ben al di sotto della media comunitaria. Anche la spesa in R&S delle imprese mostra una debolezza persistente: il Paese si posiziona al 19° posto con uno score di 53,7, segnalando una capacità ancora limitata del sistema produttivo di sostenere investimenti innovativi su larga scala.
A questi fattori si affianca un indebolimento degli indicatori di proprietà industriale, tradizionale termometro della vitalità innovativa. Nel 2025 i brevetti concessi scendono a 24,4 mila, con una contrazione del 23,1% rispetto all’anno precedente, mentre i marchi registrati si attestano a 52,8 mila (-3,2%). La distribuzione territoriale rimane fortemente polarizzata: i brevetti continuano a concentrarsi in Lombardia, Piemonte e Lazio, mentre oltre l’80% dei marchi è registrato nel Centro‑Nord, confermando squilibri storici nell’accesso e nella capacità di generare innovazione.
In questo contesto complesso, il sistema cooperativo mostra una dinamica in parte controcorrente, proseguendo nel proprio percorso di innovazione e transizione digitale. Nel 2025 oltre un quarto delle cooperative (26,1%) introduce innovazioni di prodotto o servizio: il 10,7% realizza soluzioni nuove e diverse, mentre il *15,4% introduce innovazioni nuove ma simili a quelle esistenti. Ancora più diffusa è l’innovazione di processo, che coinvolge il 54,6% delle cooperative, con interventi concentrati soprattutto sull’organizzazione, la gestione delle risorse umane e i sistemi informativi.
Le differenze settoriali restano rilevanti. L’innovazione di prodotto e servizio risulta particolarmente intensa nella cooperazione sanitaria, dove raggiunge il 50%, mentre sul piano territoriale si osserva un segnale di recupero del Mezzogiorno, con oltre quattro cooperative su dieci impegnate in percorsi innovativi. Dal punto di vista dimensionale, sono le PMI cooperative a mostrare una propensione all’innovazione più elevata rispetto alle grandi imprese.
Le modalità di attuazione dell’innovazione restano prevalentemente interne: oltre il 55% delle cooperative sviluppa i progetti in house. Tuttavia, cresce il ricorso a competenze esterne, soprattutto attraverso imprese e consulenti privati (40,2%), mentre rimane ancora limitato il coinvolgimento di università, enti pubblici e associazioni (4,5%), segnalando margini di rafforzamento nel trasferimento tecnologico e nella collaborazione con il mondo della ricerca.
Un ruolo sempre più centrale è svolto dalle competenze. Nel 2025 sei cooperative su dieci avviano percorsi di formazione sull’innovazione, con un aumento delle iniziative strutturate e pianificate, che raggiungono il 29,3%. Parallelamente, si consolidano gli investimenti in nuove tecnologie: l’84% delle cooperative dichiara interventi legati alla transizione digitale, in aumento rispetto al 76% dell’anno precedente.
Accanto all’aggiornamento dei dispositivi informatici, crescono gli investimenti in sicurezza informatica e sistemi gestionali evoluti.
Nel medio periodo, l’aumento del rapporto tra immobilizzazioni immateriali e materiali – indicatore implicito dell’intensità innovativa – conferma un percorso di rafforzamento del sistema cooperativo, associato a performance economico‑patrimoniali più solide.
Un segnale che, pur in un quadro nazionale ancora fragile, indica come l’innovazione possa rappresentare per le cooperative una leva strategica di competitività, resilienza e sviluppo sostenibile.