Le periferie non sono più soltanto luoghi geograficamente lontani dal centro. Oggi rappresentano spazi urbani complessi, nei quali si intrecciano fragilità sociali, condizioni economiche diseguali, livelli diversi di accesso ai servizi e opportunità di vita profondamente eterogenee. È da questa consapevolezza che nasce lo studio dell’Istat Le periferie dei capoluoghi delle Città metropolitane, un lavoro che analizza in modo innovativo e dettagliato le condizioni socio-demografiche ed economiche dei 14 principali capoluoghi metropolitani italiani.
Lo studio – basato su dati del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni 2021 e su numerose fonti amministrative – propone una lettura subcomunale delle città, superando la tradizionale contrapposizione centro-periferia e mettendo in evidenza come il disagio urbano possa manifestarsi anche in aree centrali, così come condizioni di relativa vivibilità possano emergere in zone più esterne.
Un approccio multidimensionale alle periferie urbane
L’Istat adotta un insieme articolato di indicatori che riguardano:
- struttura demografica;
- livello di istruzione;
- mercato del lavoro;
- condizioni di vulnerabilità socioeconomica;
- dotazione e accessibilità dei servizi (scuole, sanità, cultura, trasporti);
- valori immobiliari come proxy della qualità e dell’attrattività dei territori.
L’obiettivo non è classificare le periferie in modo rigido, ma individuare aree subcomunali con profili di maggiore criticità, dove si concentrano fragilità multiple che richiedono politiche pubbliche mirate e basate su evidenze statistiche solide.
Milano: una città attrattiva ma fortemente diseguale
Nel quadro complessivo delle Città metropolitane analizzate, Milano emerge come una realtà dinamica e competitiva, ma al tempo stesso caratterizzata da forti disuguaglianze territoriali interne.
Il comune di Milano è stato analizzato attraverso i Nuclei di Identità Locale (NIL), 88 aree subcomunali che consentono una lettura molto fine del tessuto urbano. I dati mostrano innanzitutto una città estremamente eterogenea sotto il profilo demografico: accanto a quartieri con una popolazione giovane e multiculturalità elevata, si collocano aree fortemente invecchiate, spesso contigue, ma con condizioni di vita molto diverse.
In alcune zone periferiche e semiperiferiche – come Triulzo Superiore e Parco Monluè–Ponte Lambro – si concentrano criticità significative: bassi livelli di istruzione, alta incidenza di popolazione straniera, tassi di disoccupazione superiori alla media comunale e percentuali elevate di giovani che non studiano e non lavorano. In questi stessi NIL risultano più frequenti anche condizioni di disagio abitativo, con una quota rilevante di famiglie che non vive in abitazioni di proprietà e una presenza superiore alla media di alloggi impropri.
Di contro, le aree centrali e semi-centrali – come Duomo, Brera, Porta Romana o Città Studi – mostrano indicatori più favorevoli: livelli di istruzione elevati, migliori performance occupazionali, maggiore dotazione di servizi culturali e valori immobiliari nettamente superiori. Tuttavia, proprio l’elevato costo della casa rappresenta un potente fattore selettivo, che contribuisce a rafforzare i meccanismi di segregazione socio-spaziale.
Accesso ai servizi: una questione cruciale
Uno degli aspetti più rilevanti messi in luce dallo studio riguarda l’accessibilità ai servizi essenziali. A Milano, sebbene le strutture sanitarie siano distribuite sull’intero territorio comunale, alcune aree – in particolare a Ovest e Sud – presentano difficoltà significative nel raggiungere un pronto soccorso entro gli 8 minuti previsti dai livelli essenziali di assistenza. Analogamente, la presenza di biblioteche, musei e presìdi culturali risulta fortemente concentrata nelle zone centrali, mentre numerosi NIL periferici ne sono completamente privi.
Diversa, ma non priva di criticità, la situazione dei servizi educativi per la prima infanzia, generalmente ben distribuiti, ma con alcune aree marginali – come Maggiore-Messocco – dove l’accessibilità resta limitata.
Una lettura utile per tutte le Città metropolitane
Sebbene l’esempio di Milano sia particolarmente emblematico, il quadro che emerge dall’analisi Istat è condiviso, con intensità diverse, da tutti i capoluoghi delle Città metropolitane italiane: le periferie non coincidono semplicemente con le aree più esterne, ma con territori in cui si sovrappongono vulnerabilità sociali, economiche e infrastrutturali.
La principale lezione che si può trarre da questo lavoro è che non esistono periferie “uguali” e che le politiche urbane devono essere pensate su scala micro-territoriale, superando interventi standardizzati. La disponibilità di dati così dettagliati offre oggi agli amministratori locali, ai soggetti del terzo settore e alle organizzazioni economiche uno strumento prezioso per progettare interventi più efficaci, orientati alla riduzione delle disuguaglianze e al rafforzamento della coesione sociale.
In un contesto urbano sempre più complesso, la conoscenza statistica diventa così una leva fondamentale per costruire città più inclusive, resilienti e capaci di offrire opportunità reali a tutte e tutti, indipendentemente dal quartiere in cui si vive.