Il report comparativo “Catalysts for inclusive transition: WISEs trajectories, innovative pathways and policies in Europe & Serbia”, frutto del progetto Horizon WISESHIFT, analizza in profondità le imprese sociali di inserimento lavorativo (Work Integration Social Enterprises, WISEs) in 27 Stati membri dell'UE e in Serbia.
Queste realtà rappresentano un meccanismo istituzionale di occupazione supportata che facilita l'inclusione di individui discriminati o esclusi dal mercato convenzionale. In un contesto dove il gap occupazionale legato alla disabilità nell'UE è mediamente di 24 punti percentuali, le WISEs emergono come attori cruciali per garantire il diritto fondamentale al lavoro.
Modelli Operativi e Strategie di Inclusione
La ricerca identifica tre modelli principali attraverso cui le imprese di inserimento operano per supportare i lavoratori con bisogni di supporto (WSNs):
- Modello Permanente: offre opportunità di impiego a lungo termine all'interno della stessa impresa, agendo come spazio di socializzazione e dignità per persone con vulnerabilità croniche. È prevalente in paesi come Bulgaria, Croazia e Slovenia.
- Modello Transitorio: funge da "ponte" verso il mercato del lavoro convenzionale, preparando i lavoratori attraverso l'acquisizione di competenze e qualifiche professionali. È il modello dominante in Austria, Francia e Spagna.
- Modello Misto: combina entrambi i percorsi ed è adottato in 11 Paesi, tra cui Italia, Belgio e Serbia.
Inoltre, lo studio distingue tre "ideal-tipi" di WISE: le WISE produttive (fortemente orientate al mercato e alla crescita dimensionale), le WISE sociali (radicate nella comunità e focalizzate sul benessere olistico) e le WISE di formazione (dove l'attività produttiva è strumentale all'apprendimento).
I Numeri del Settore: Un Quadro Diversificato
L'analisi quantitativa rivela una presenza significativa di queste imprese, sebbene con gradi di sviluppo differenti:
- Italia: vanta una rete consolidata con 4.481 cooperative sociali di tipo B (dedicate all'inserimento) e 3.570 cooperative di tipo misto (A+B).
- Francia: presenta un ecosistema altamente istituzionalizzato con 2.219 centri di adattamento alla vita lavorativa (ACI) e 1.193 imprese di inserimento (EI).
- Spagna: conta oltre 3.000 realtà, dove spiccano i 2.182 centri speciali di impiego (CEE).
- Lettonia: mostra una crescita dinamica, passando da 10 imprese nel 2018 a 47 nel 2024, con un aumento dei lavoratori con bisogni di supporto da 35 a 286.
Un requisito comune in molte legislazioni europee per queste imprese è l'obbligo di impiegare almeno il 30% di lavoratori svantaggiati sul totale della forza lavoro.
Innovazione Sociale e Transizione Verde
Le imprese di inserimento sono all'avanguardia nell'affrontare le sfide ambientali, trasformando la sostenibilità in opportunità occupazionale. In Italia, si contano circa 900 imprese di agricoltura sociale, dove il 58% dei casi riguarda l'inserimento lavorativo e il 36% dei beneficiari è costituito da persone con disabilità. In Belgio e Francia, le WISEs sono pioniere nell'economia circolare, gestendo "ressourceries" per il recupero, la riparazione e il riciclo di beni, sottraendo rifiuti alle discariche e creando nuovi posti di lavoro. Emergono inoltre innovativi accordi di rete con imprese profit, che permettono alle WISEs di accedere a supply chain più ampie e mercati ad alto valore aggiunto come l'ICT e la gestione del patrimonio culturale.
Sfide Politiche e il Rischio Isomorfismo
Nonostante il valore generato, la ricerca segnala che il potenziale delle WISEs è spesso trascurato dai decisori politici. Mentre in Francia e Belgio le imprese godono di sussidi salariali strutturati e appalti riservati, in Italia si assiste a una fase di stasi dovuta alla carenza di politiche attive che valorizzino il ruolo formativo delle cooperative.
Un rischio centrale evidenziato è l'isomorfismo: la pressione del mercato o politiche pubbliche rigide possono spingere le imprese di inserimento a imitare i modelli gestionali delle aziende convenzionali, mettendo a rischio la loro missione sociale originaria e l'attenzione verso i lavoratori con disabilità più gravi. La mancanza di dati sistematici a livello europeo rimane un ostacolo critico per lo sviluppo di politiche mirate e per la piena valorizzazione del contributo di queste imprese alla coesione sociale.