Dalla finanza al mattone: una crisi che va oltre la carenza di alloggi
Lo studio evidenzia come la crisi abitativa europea non si spieghi solo con la carenza di offerta, ma con la crescente "finanziarizzazione" della casa: un processo per cui l'abitazione diventa sempre più un asset finanziario, oltre che un bene primario. Se fino agli anni 2010 il legame tra finanza e casa passava soprattutto dai mutui, dopo la crisi finanziaria globale è emersa una nuova fase, in cui il capitale istituzionale e la ricerca di rendimento guidano il mercato immobiliare indipendentemente dall'andamento del credito alle famiglie.
Il rapporto individua tre porte d'accesso principali per gli investitori istituzionali: la privatizzazione di patrimonio pubblico e non profit, l'acquisizione di asset in difficoltà durante le crisi, e i settori di nicchia come studentati, RSA, co-living e strutture turistiche. Vengono inoltre distinti quattro tipi di speculazione, tra cui pratiche particolarmente dannose per gli inquilini — sfratti senza giusta causa, mancata manutenzione, "renovictions" — che alimentano insicurezza abitativa e disuguaglianza sociale.
Il ruolo del terzo settore e delle cooperative
Proprio in questo scenario, secondo Social Economy Europe, gli attori dell'economia sociale — cooperative di abitanti, Community Land Trust, associazioni di edilizia non profit e banche etiche — offrono un modello alternativo e non speculativo, pensato per garantire case accessibili a molti, non profitto a pochi. Un principio che la Commissione europea stessa ha riconosciuto durante l'audizione, ammettendo che i modelli abitativi dell'economia sociale possono contribuire a stabilizzare i prezzi delle case.
Lo studio del Parlamento europeo va nella stessa direzione: tra le 15 raccomandazioni presentate, spiccano il rafforzamento delle forme di edilizia sociale, pubblica e cooperativa non finanziarizzata, lo sviluppo di settori di edilizia non profit e permanentemente accessibile dove l'edilizia sociale è ancora poco diffusa, e un uso strategico del patrimonio pubblico — tramite diritti di prelazione e poteri di acquisizione — per garantire terreni e alloggi a scopo sociale. I casi di Danimarca, Berlino e Barcellona vengono citati come esempi concreti di come i governi possano intervenire per limitare le pratiche speculative, pur riconoscendo che i capitali possono spostarsi facilmente tra i mercati finanziari integrati dell'UE.
Un dibattito che riguarda da vicino il movimento cooperativo
Per il mondo cooperativo, e in particolare per chi opera nell'abitare, questo dibattito europeo rappresenta un'occasione importante: vedere riconosciuto, a livello istituzionale, un modello che da decenni antepone la funzione abitativa a quella meramente finanziaria della casa. Come sottolineato da Social Economy Europe, mettere l'economia sociale al centro del dibattito europeo sulla casa può segnare una svolta verso un sistema abitativo più equo, accessibile e resiliente — una prospettiva che Confcooperative Milano e dei Navigli continuerà a seguire e sostenere.